Diocesi di Termoli Larino

Parrocchia Giorgio Martire - Montecilfone


Parroco: Pezzotta  Franco;  Telefono: 0875979100
 Forania: Montenero - Castelmauro

Orario S. Messe: Feriale 8,00 – Festivo 8,00; 11,00; 18,00

Patrono: San Giorgio Martire

 Canonicamente eretta e dedicazione Ab immemorabili

                        

Storia.
Montecilfone sorge su una collina a 405 metri sul livello del mare, a confine con i comuni di Guglionesi, Palata e Montenero di Bisaccia, e si estende su una superficie di kmq. 28,80.
Comune di Montecilfone conta circa 1600 residenti.  La denominazione del Comune ha varie origini e quasi si confonde con la leggenda. Da una copia di un documento del 1102 viene indicata con il nome di «Mons. Gilliani» una località non lontana da Guglionesi, che senz'altro può identificarsi con Montecilfone. Nei«Regesti Angioini» e in documenti ecclesiastici del 1325 e 1328, riportanti le decime versate da alcune parrocchie della diocesi di Termoli, compare per la prima volta la forma «Mons. Celfoni». Forse il nome derivò dal nome della contrada ove sorse, possedimento della dominante famiglia longobarda, il cui discendente Guaimaro, figlio del Conte di Gonza, vissuto verso il 1091, era soprannominato «Giffone».
Nel 1456 il paese fu quasi del tutto distrutto da un devastante terremoto e solo nel 1500, grazie all’impegno dell’Università di Guglionesi, si attirò una colonia di albanesi che vi presero stabile sede.  Un'altra origine del nome è quella derivante da un luogo dell'Albania detto «Mali Qiftit» (Monte dell'avvoltoio).  Nel 1608, per la prima volta, si trova l'attuale denominazione: «Montecilfone». Gli abitanti, provenienti da un luogo dell’Albania detto “Mali Qiftit” (Monte dell’avvoltoio) sono di origine arbëreshë (albanese).
Per tali origini, Montecilfone, con deliberazione del Consiglio Provinciale n. 54/7 del 25 Luglio 2000, è stato ricompreso nell’ambito territoriale di applicazione delle disposizioni di tutela delle minoranze linguistiche storiche previste dalla Legge 15 dicembre 1999, n. 482.
La lingua ufficiale di tutta la comunità è quella italiana anche se la lingua Arbëreshë, nell’idioma originario risalente all’epoca dell’emigrazione dall’Albania verso l’Italia, viene usata correntemente nella vita quotidiana.
Inoltre, nelle scuole elementari e medie vengono tenuti periodicamente corsi sperimentali per il recupero e la riscoperta della lingua albanese.
D’altra parte non esistono tracce di religioni, diverse da quella cristiano-cattolica, risalenti alle origini. Oggi si assiste ad una ulteriore riscoperta della lingua, delle tradizioni e della cultura arbëreshë.
In un primo tempo, a Montecilfone, la Parrocchia fu dedicata a San Pietro ed ebbe a seguire il rito greco, data la presenza di gente orientale. Il rito greco persistette fino al 1736, quando fu eretta come arcipretura sotto Mons. De Silvestris, vescovo di Termoli.
Dal 1618 è testimoniata l'esistenza di una chiesa. Parrocchia Greca, dedicata a San Giorgio, riconosciuto anche come protettore del Comune, la cui festa viene annualmente celebrata il 23 aprile. Solo nel 1700 sostituì la dedicazione e si affidò a San Giorgio Martire, riconosciuto anche come protettore del comune, la cui festa si celebra il 23 aprile.
Si hanno notizie di chiese distrutte, come quella di San Rocco, nell'attuale piazza San Rocco, della Cappella di Sant'Antonio di Padova e di quella della Madonna del Rosario. La chiesa parrocchiale di San Giorgio, attualmente esistente ed unica, ha ricevuto, in diversi tempi diversi restauri.

Chiesa di San Giorgio
L'esistenza di questa chiesa è testimoniata dal 1618. Per quasi tutto il 1600 fu l'unica chiesa del paese. Nel 1690, oltre l'altare maggiore, aveva due altari donati dai devoti e le sue entrate erano pochissime. Tre anni dopo, è scritto, questa chiesa era priva di arredi sacri e minacciava rovina; i due altari laterali (del Rosario e di Sant'Antonio Abate) non ricevevano offerte e vi si celebrava solo una volta al mese.I redditi della chiesa erano scarsi: poche offerte sotto forma di decime e due case da affittare. Il comune era tenuto a corrispondere alla chiesa un censo annuale: non solo non lo pagava più da ben sedici anni ma aveva pure venduto le vacche della chiesa.
Il vescovo Michele Petirri dovette costringere il comune ad assegnare alla chiesa un censo annuo di quindici scudi. Inoltrestesso vescovo stette a Montecilfone ben quindici giorni, per costringere la popolazione a restaurare il fianco destro della chiesa; se non avesse fatto così, la chiesa «al certo a questo punto sarebbe una macerie di sassi ».
Nel 1732 la chiesa risulta fornita di sufficienti arredi sacri e viene tenuta con la quarta parte delle decime dei raccolti ('"''). Nel 1753 la chiesa doveva essere, come un tempo quella di Campomarino, « assai difforme, e mal tenuta a tre navi di opera greca »
Infatti in tale anno era crollata la volta della navata centrale, perchè i pilastri che la reggevano non erano perfettamente a piombo. Era difficile restaurare la chiesa, perchè i suoi redditi erano assai male amministrati. L'anno seguente il vescovo Giannelli proponeva di vendere le vacche della chiesa, per poterla restaurare.
Nel 1755 il popolo pensò di rifare la vecchia chiesa, sempre in pericolo di cadere. Fu abbattuta e venne ricostruita fino alla base della volta. Il vescovo, sempre pratico, si diede da fare per esigere il denaro dai debitori della chiesa .
Nuovamente la chiesa minacciò rovina e fu abbattuta nella prima metà del secolo scorso; « le cose Sagre van disperse per le Case de' privati». Finalmente nel 1861 la chiesa veniva riaperta al Culto (""). È probabile che fosse ricostruita con notevole fedeltà alla forma dell'antica chiesa greca, perchè, ancora nel 1913, il Lam-hertz vi trovava un resto dell'antica iconostasi. Altri restauri si fecero nel 1933, all'inizio dell'arcipretura di don Guido Vallivero; durante questi lavori andò distrutto quel che restava della vecchia iconostasi e anche molte immagini dipinte e scolpite, alle quali il popolo era molto affezionato.
L’edificio sacro è rimasto chiuso al culto dal 1968 al 1975. Il nuovo parroco, Don Franco Pezzotta, per quattro anni ha dovuto adattarsi per le celebrazioni nel fondaco Graziani in Piazza Skanderbeg; con coraggio e pazienza si è impegnato per il restauro, con modifiche interne secondo le nuove esigenze liturgiche del Concilio Vaticano II, attraverso le oblazioni volontarie e la generosità della comunità parrocchiale e dagli Albanesi emigrati in Paesi europei ed extraeuropei.
Altri interventi conservativi e di miglioramento del presbiterio sono stati realizzati nel 1990.