Diocesi di Termoli Larino

 

“Carissimi, voi amate Gesù Cristo, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in Lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la meta della vostra fede: la salvezza delle vostre anime.”
Le parole dell’apostolo ci ricordano la nostra condizione di pellegrini, nella quale viviamo consapevolmente dal giorno in cui abbiamo preso piena coscienza del nostro Battesimo.
E’ proprio la presa di coscienza del Battesimo a metterci nella gioia “indicibile e gloriosa”; perché, anche se non lo abbiamo visto con i nostri occhi, sappiamo nella fede e grazie alla fede che Gesù Cristo ha dato la sua vita “per noi e per i nostri peccati” (“per me”, ognuno può dire, con l’apostolo Paolo).
E’ straordinario e indicibile, questo “pro nobis”: racconta di un Dio inimmaginabile e impensabile; risulta uno scandalo ed una follia, ma è così, non altrimenti.
Ciò che alla nostra ragione risulta follia, e al nostro senso religioso appare scandalo: la Morte di Cristo in Croce e la sua Risurrezione, è il compimento della rivelazione e comunicazione di Dio agli uomini.
La storia nella quale viviamo oggi, la storia personale di ciascuno di noi, grazie alla Pasqua di nostro Signore Gesù Cristo, è abitata da Dio, dal suo amore per noi, e diventa il luogo dove ognuno di noi ha la possibilità di una realizzazione piena e duratura.

Siamo in cammino, nella gioia indicibile e gloriosa, verso la pienezza.
Così mi percepisco, così possiamo e dobbiamo percepirci insieme.

Camminiamo insieme!
E’ l’avventura divina! La mia, la nostra, divina avventura.
Mia e nostra: perchè le nostre esistenze sono profondamente legate dalle circostanze, che, pur nelle trame e nei nodi, non sempre immediatamente decifrabili, esprimono e realizzano un Disegno (ricamo) del Padre. Il Quale fa sì che tutto concorra al nostro bene personale e comunitario, e, sulle righe storte dei nostri limiti e delle nostre debolezze, scrive una storia di salvezza che racconta le sue meraviglie.

Tre parole affiorano nel mio animo: Grazie, scusa, ti voglio bene.

GRAZIE! E’ la gratitudine che nasce dallo stupore di essere qui, credente in Cristo con voi e vescovo per voi, solo per grazia, pura grazia. Affidati l’uno agli altri perché amati dallo stesso Amore.
Un GRAZIE che è rivolto pienamente e totalmente a tutti, nessuno escluso.
Ognuno di voi, ogni persona di questo territorio, è prezioso, mi è donato personalmente da Dio, per la mia crescita, per la mia gioia. E’ la via attraverso la quale l’Amore viene a me e io posso andare verso l’Amore.
Ogni circostanza, è gravida di Amore, che, sempre nuovo, vuol fiorire nella mia vita.
GRAZIE!

SCUSA! La consapevolezza dei miei limiti, delle mie resistenze, dei miei peccati che, non passati (immersi) pienamente e con prontezza nella Croce di Gesù Cristo, diventano giudizio, sentimenti negativi, risentimenti, parole che feriscono, atteggiamenti di chiusura, mi porta a chiedere con tutto il cuore: SCUSA.
Come sono cristiano con voi e vescovo per voi solo ed esclusivamente per la misericordia di Dio, così ho quotidianamente bisogno della misericordia di ciascuno per rialzarmi e camminare con passo deciso, insieme a voi, verso la meta.
SCUSA, dice che bisogna fondare la relazione tra noi su un Patto di Misericordia che risulta essere la necessaria traduzione dell’Alleanza che il Padre ha stabilito con noi nel suo Figlio Gesù.
Un Patto di misericordia che, nel conflitto, fa andare oltre, verso quel “di più” che è l’unica verità. Ci fa entrare nello Sguardo del Padre su ciascuno di noi e ci porta a guardarci come Lui ci guarda.
Chiedere SCUSA è necessario, in questo modo mi apro a quello Sguardo, riconosco che, per andare avanti nella vita, ho bisogno che tu mi guardi nel Suo Sguardo, altrimenti sono perso e rimango prigioniero del mio limite e del mio peccato.
Scusa!

TI VOGLIO BENE.
Espressione questa che non dice un sentimento, ma racconta una scelta, una opzione di fondo: voglio vivere perché tu stia bene, possa trovare il Bene.
E’ la conseguenza necessaria del Grazie detto in verità e consapevolezza, e dello SCUSA con il quale, nella mia condizione di fragilità e limitatezza, mi apro, attraverso l’altro, alla Misericordia che mi rialza e mi libera.
Ti voglio bene è il pane quotidiano del nostro camminare insieme, esso nutre le nostre relazioni, dice lo stile e annuncia la meta del nostro pellegrinaggio.
 
Grazie, scusa, ti voglio bene!