Diocesi di Termoli Larino

LE RAGIONI DELL'INDIZIONE

ll Giubileo della misericordia è un dono che papa Francesco fa alla Chiesa per sostenerla nel cammino di rinnovamento a 50 anni dal Concilio, e così possa compiere pienamente la sua missione di essere Sacramento di Cristo per la salvezza del mondo.

Concilio ecumenico che, come disse Giovanni XXIII, nel discordo d’apertura, aveva come scopo di rinnovare la Chiesa e renderla segno e presenza della compassione di Dio tra gli uomini e per gli uomini «Ora la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore [...]. La Chiesa Cattolica, mentre con questo Concilio ecumenico innalza la fiaccola della verità cattolica, vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti, benigna, paziente, mossa da misericordia e da bontà verso i figli da lei separati».

Ricordiamo che Paolo VI, il 7 dicembre 1965, giorno di chiusura del Vaticano II, indiceva un giubileo straordinario (dal 1° gennaio al 29 maggio 1966) come risposta allo «straordinario evento» del Concilio e come occasione perché le Chiese locali potessero cominciare a farlo proprio. E Paolo VI nel discorso di conclusione confermava: «Vogliamo piuttosto notare come la religione del nostro Concilio sia stata principalmente la carità [...]. L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio [...]. Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal Concilio sul mondo umano moderno. Riprovati gli errori, sì; perché cioè esige la carità, non meno che la verità; ma per le persone solo richiamo, rispetto ed amore. Invece di deprimenti diagnosi, incoraggianti rimedi; invece di funesti presagi, messaggi di fiducia sono partiti dal Concilio verso il mondo contemporaneo: i suoi valori sono stati non solo rispettati, ma onorati, i suoi sforzi sostenuti, le sue aspirazioni purificate e benedette [...]. Un’altra cosa dovremo rilevare: tutta questa ricchezza dottrinale è rivolta in un’unica direzione: servire l’uomo. L’uomo, diciamo, in ogni sua condizione, in ogni sua infermità, in ogni sua necessità» (cf MV 4).

Così il Giubileo della Misericordia si colloca a 50 anni da quello precedente e può essere definito come un giubileo del Concilio, di cui riafferma il carattere di evento della storia della salvezza.

Guardato nella prospettiva del giubileo, il Concilio rappresenta l’esperienza di grazia ricevuta che esprime l’ideale a cui tendere e rispetto al quale 'correggere il tiro'.

 

Il significato e la portata per la vita personale, comunitaria e sociale

Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità.

Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro.

Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita.

Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre no-nostante il limite del nostro peccato (MV 2).

Perciò: la misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato, e nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona (MV 3).

Infatti: «È proprio di Dio usare misericordia e specialmente in questo si manifesta la sua onnipotenza» (Tommaso d’Aquino).

E fin dall’antichità la liturgia fa pregare: «O Dio che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono». Dio sarà per sempre nella storia dell’umanità come Colui che è presente, vicino, provvidente, santo e misericordioso (MV 6).

Anno della Misericordia: il dono ricevuto diventa esperienza condivisa, stile di vita. Da qui nasce il motto del Giubileo: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36).

Per papa Francesco, dall’esperienza che Dio prende l’iniziativa e che il suo amore ci precede, sgorga un «desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva» (EG n. 24), che spinge con tutte le sue forze ad andare incontro a poveri, afflitti e bisognosi (EG n. 193).

L’architrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia. Tutto della sua azione pastorale dovrebbe essere avvolto dalla tenerezza con cui si indirizza ai credenti; nulla del suo annuncio e della sua testimonianza verso il mondo può essere privo di misericordia. La credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole.

La Chiesa «vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia» (MV 10).

Così scriveva san Giovanni Paolo II nella Dives in Misericordia: «Essa (la misericordia) è dettata dall’amore verso l’uomo, verso tutto cioè che è umano e che, secondo l’intuizione di gran parte dei contemporanei, è minacciato da un pericolo immenso. Il mistero di Cristo [...] mi obbliga a proclamare la misericordia quale amore misericordioso di Dio, rivelato nello stesso mistero di Cristo. Esso mi obbliga anche a richiamarmi a tale misericordia e ad implorarla in questa difficile, critica fase della storia della Chiesa e del mondo». E ancora: «La Chiesa vive una vita autentica quando professa e proclama la misericordia – il più stupendo attributo del Creatore e del Redentore – e quando accosta gli uomini alle fonti della misericordia del Salvatore di cui essa è depositaria e dispensatrice». Per questo: «La Chiesa ha la missione di annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo, che per mezzo suo deve raggiungere il cuore e la mente di ogni persona. La Sposa di Cristo fa suo il comportamento del Figlio di Dio che a tutti va incontro senza escludere nessuno. Nel nostro tempo, in cui la Chiesa è impegnata nella nuova evangelizzazione, il tema della misericordia esige di essere riproposto con nuovo entusiasmo e con una rinnovata azione pastorale. È determinante per la Chiesa e per la credibilità del suo annuncio che essa viva e testimoni in prima persona la misericordia. Il suo linguaggio e i suoi gesti devono trasmettere misericordia per penetrare nel cuore delle persone e provocarle a ritrovare la strada per ritornare al Padre» (MV 12).

 

La sfida del Giubileo della misericordia

È la stessa presente nel Primo Testamento, dove la legge mosaica prescriveva che la terra, di cui Dio era l’unico padrone, non fosse coltivata e ritornasse all’antico proprietario e gli schiavi riavessero la libertà. È soprattutto quella che Gesù annuncia come compiuta nella sua persona e attraverso la sua persona nella sinagoga di Nazareth, applicando a sé il brano del profeta Isaia: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore» (cf Lc 4,18-19).

Occorre attivare processi di liberazione e di misericordia, creare un futuro solidale e rispettoso della dignità di tutti, a cominciare dei più poveri e dagli esclusi di ogni tipo, attraverso dinamiche di solidarietà concreta; riproporre nel mondo di oggi la logica che sta dietro la remissione del debito, la liberazione degli schiavi, il riposo della terra e la redistribuzione della proprietà. Costituisce un appello a non dimenticare il dono originario e, per chi versa in situazioni di difficoltà, un sostegno per tenere accesa la speranza. In questa luce misericordia e giubileo non riguardano solo i singoli, né tantomeno esclusivamente i cristiani: il giubileo può diventare per tutti una occasione per recuperare la misericordia come fondamento del legame sociale e della solidarietà.

Nel lessico di papa Francesco l’attenzione al grido del povero assume il nome di solidarietà. La misericordia è la strada per costruire qualcosa di autenticamente solido (la radice di solidarietà): non qualche atto sporadico di generosità, ma la forza strutturante di «una nuova mentalità che pensi in termini di comunità, di priorità della vita di tutti rispetto all’appropriazione dei beni da parte di alcuni» (EG n. 188) e che diventa capace di operare il cambiamento. Alla luce del magistero di papa Francesco, assume una particolare pregnanza l’atto che da sempre è simbolo del giubileo: l’apertura della Porta santa tramite l’abbattimento fisico del muro che la chiude, segno di ciò che la misericordia opera. Se tradizionalmente i fedeli entrano attraverso di essa, la Chiesa, che papa Francesco vuole in uscita, è chiamata a imparare a varcare quella soglia in direzione opposta, per portare al mondo la misericordia e la salvezza di Dio e soprattutto per riconoscerle e incontrarle già all’opera.