Diocesi di Termoli Larino

Attraversare la Porta Santa |  Con l'apertura della Porta Santa ha inizio il Giubileo. Essa è segno di Gesù Cristo, la Porta che ci mette in Comunione con il Padre e tra di noi. Comunione che accogliamo come dono gratuito del Padre, nella celebrazione del Sacramento della Confessione, dove veniamo rinnovati nello stato della innocenza battesimale, e nella Comunione Eucaristica. Siamo, così, pienamente inseriti nel Corpo di Cristo che è la Chiesa. Questa appartenenza alla Chiesa viene espressa nella Professione della Fede e nella preghiera per il Santo Padre.
Il pellegrinaggio | È un gesto che dice l'uscita da se stessi, l'andare verso una meta. Esprime la condizione fondamentale dell'essere umano: quella di Viator, e nello stesso tempo la consapevolezza che ognuno trova la propria realizzazione e il compimento della propria esistenza, non in se stesso, ma nell'incontro e nel dialogo con gli altri e con l'Altro che è Dio.
Il piccolo, riconosciuto, accolto e servito come fratello, vera porta santa e vera via per compiere il pellegrinaggio verso la pienezza della vita.
Il Prossimo: Porta santa da attraversare | Gesù ha detto che qualunque cosa facciamo a uno dei nostri fratelli più piccoli, lo facciamo a Lui. Il piccolo è ogni prossimo, che vive un bisogno di qualsiasi genere. E ha anche affermato che chi Lo riconosce, accoglie e serve in uno di questi piccoli, entra nel Regno dei cieli, cioè nella misericordia del Padre (cfr. Mt 25).
Il Prossimo: via da percorrere per compiere il pellegrinaggio della vita | Proprio perché presenza di Gesù Cristo, il prossimo è la via che ci conduce a Lui. In questa ottica Paolo VI afferma che l'uomo è la via della Chiesa. Da qui consegue quella che Papa Francesco chiama la cultura dell'incontro che si realizza nell'accoglienza, nel rispetto e nel dialogo, e anche della mistica della fraternità. Infatti accogliendo, servendo l'altro siamo "costretti" a uscire da noi stessi, a "scomodarci" a vivere un vero e proprio esodo che ci permette di entrare nella Presenza di Gesù che è nel cuore di ogni uomo.

Le 14 opere di Misericordia corporali e spirituali: porte della misericordia e vie da percorrere per vivere la misericordia.
Le opere di misericordia corporali sono la trascrizione, con qualche integrazione, del capitolo XXV di Matteo, quelle spirituali sono il frutto di una tradizione ecclesiale antica. Sono uno dei frutti del costante rapporto tra società civile e comunità cristiana. La prima, produce domande e bisogni ai quali, spesso, non sa e non può rispondere, la seconda, mossa dalla stessa compassione di Cristo, si curva sui bisognosi e se ne fa carico attraverso la prossimità partecipe.
In questo Anno Santo, potremo fare l'esperienza di aprire il cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali, che spesso il mondo moderno crea in maniera drammatica. Quante situazioni di precarietà e sofferenza sono presenti nel mondo di oggi! Quante ferite sono impresse nella carne di tanti che non hanno più voce perché il loro grido si è affievolito e spento a causa dell'indifferenza dei popoli ricchi.
In questo Giubileo ancora di più la Chiesa sarà chiamata a curare queste ferite, a lenirle con l'olio della consolazione, fasciarle con la misericordia e curarle con la solidarietà e l'attenzione dovuta.

Non cadiamo: nell'indifferenza che umilia, nell'abitudinarietà che anestetizza l'animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge.
Apriamo i nostri occhi: per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto.
Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell'amicizia e della fraternità.
Il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l'ipocrisia e l'egoismo.
“È mio vivo desiderio - dice il Papa Francesco - che il popolo cristiano rifletta durante il Giubileo sulle opere di misericordia corporale e spirituale. Sarà un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre di più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina. La predicazione di Gesù ci presenta queste opere di misericordia perché possiamo capire se viviamo o no come suoi discepoli”(MV 15).
 
Le sette opere di misericordia corporale
  1. Dar da mangiare agli affamati.
  2. Dar da bere agli assetati.
  3. Vestire gli ignudi.
  4. Alloggiare i pellegrini.
  5. Visitare gli infermi.
  6. Visitare i carcerati.
  7. Seppellire i morti.
Le sette opere di misericordi spirituale
  1. Consigliare i dubbiosi.
  2. Insegnare agli ignoranti.
  3. Ammonire i peccatori.
  4. Consolare gli afflitti.
  5. Perdonare le offese.
  6. Sopportare pazientemente le persone moleste.
  7. Pregare Dio per i vivi e per i morti.
Il Signore Gesù ci accoglie e ci fa partecipi della pienezza della Misericordia del Padre: se avremo dato da mangiare a chi ha fame e da bere a chi ha sete; se avremo accolto il forestiero e vestito chi è nudo; se avremo avuto tempo per stare con chi è malato e prigioniero (cfr Mt 25,31-45).
Ugualmente, sarà: se avremo aiutato ad uscire dal dubbio che fa cadere nella paura e che spesso è fonte di solitudine; se saremo stati capaci di vincere l'ignoranza in cui vivono milioni di persone, soprattutto i bambini privati dell'aiuto necessario per essere riscattati dalla povertà; se saremo stati vicini a chi è solo e afflitto; se avremo perdonato chi ci offende e respinto ogni forma di rancore e di odio che porta alla violenza; se avremo avuto pazienza sull'esempio di Dio che è tanto paziente con noi; se, infine, avremo affidato al Signore nella preghiera i nostri fratelli e sorelle.
In ognuno di questi "più piccoli" è presente Cristo stesso. La sua carne diventa di nuovo visibile come corpo martoriato, piagato, flagellato, denutrito, in fuga per essere da noi riconosciuto, toccato e assistito con cura.
Non dimentichiamo le parole di san Giovanni della Croce: «Alla sera della vita, saremo giudicati sull'amore».
L'annuncio dell'Anno della Misericordia
È questo ciò che il Signore Gesù annuncia (cf Lc 4) e che noi desideriamo vivere.
Questo Anno Santo porta con sé la ricchezza della missione di Gesù che risuona nelle parole del Profeta:
- portare una parola e un gesto di consolazione ai poveri;
- annunciare la liberazione a quanti sono prigionieri delle nuove schiavitù della società moderna, restituire la vista a chi non riesce più a vedere perchè curvo su sé stesso;
- e restituire dignità a quanti ne sono stati privati.
La predicazione di Gesù si rende di nuovo visibile nelle risposte di fede che la testimonianza dei cristiani è chiamata ad offrire.
Ci accompagnino le parole dell'Apostolo: «Chi fa opere di misericordia, le compia con gioia» (Rm 12,8). Quando, al termine del Giubileo, la Porta santa della nostra Cattedrale verrà chiusa, vorremmo aver riscoperto, come singoli e come Chiesa, le porte che possiamo sempre attraversare e la via che siamo chiamati continuamente a percorrere, così da essere segno e anticipazione della Gerusalemme celeste, le cui porte «non si chiuderanno mai durante il giorno, poiché non vi sarà più notte» (Ap 21,25).
La Misericordia diventa indulgenza
Cosa dice Papa Francesco dell'indulgenza? Il Giubileo porta con sé anche il riferimento all'indulgenza. Nell'Anno Santo della Misericordia essa acquista un rilievo particolare. Il perdono di Dio per i nostri peccati non conosce confini. Nella morte e risurrezione di Gesù Cristo, Dio rende evidente questo suo amore che giunge fino a distruggere il peccato degli uomini. Lasciarsi riconciliare con Dio è possibile attraverso il mistero pasquale e la mediazione della Chiesa. Dio quindi è sempre disponibile al perdono e non si stanca mai di offrirlo in maniera sempre nuova e inaspettata. Noi tutti, tuttavia, facciamo esperienza del peccato. Sappiamo di essere chiamati alla perfezione (cfr Mt 5,48), ma sentiamo forte il peso del peccato. Mentre percepiamo la potenza della grazia che ci trasforma, sperimentiamo anche la forza del peccato che ci condiziona. Nonostante il perdono, nella nostra vita portiamo le contraddizioni che sono la conseguenza dei nostri peccati. Nel sacramento della Riconciliazione Dio perdona i peccati, che sono davvero cancellati; eppure, l'impronta negativa che i peccati hanno lasciato nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri rimane. La misericordia di Dio però è più forte anche di questo. Essa diventa indulgenza del Padre che attraverso la Sposa di Cristo raggiunge il peccatore perdonato e lo libera da ogni residuo della conseguenza del peccato, abilitandolo ad agire con carità, a crescere nell'amore piuttosto che ricadere nel peccato (MV 22).
Le nostre porte della Misericordia
Nel corso dell'anno la nostra Chiesa locale sceglie di celebrare la Divina Misericordia nei Luoghi dove si vive la sofferenza, la malattia, l'esclusione, e dove si attivano, in modo stabile, le molteplici forme delle Opere di Misericordia corporali e spirituali. Sono anche questi i luoghi dove, adempiendo le condizioni prescritte, si potrà accogliere il dono dell'indulgenza plenaria lungo il corso dell'intero Anno Santo.
In questo modo la nostra Chiesa vuole così educarsi a riconoscere, servire e amare Gesù in quanti fanno fatica nella vita con la consapevolezza della fede che è Lui la Porta che ci immette nella comunione con il Padre e tra di noi.
 
  1. La porta dell'accoglienza dei rifugiati
- Lo SPRAR giovani di Casacalenda
- La comunità e il centro SPRAR di Ururi
 
  1. La porta della malattia e della solitudine
- Gli ospedali e le case di riposo per anziani presenti nella nostra Diocesi
- Le case e le famiglie dove ci sono malati gravi
- Hospice Madre Teresa di Calcutta e le RSA
  1. La porta del bisogno materiale
- La mensa solidale della Caritas e le attività dei centri di ascolto zonali
 
  1. La porta della fraternità
- Il carcere e le opere ad esso collegate
- Centri di servizio alla Famiglia e all'occupazione giovanile
- Centri di recupero e centri diurni per diversamente abili
 
Il Pellegrinaggio Diocesano
5 novembre 2016, pellegrinaggio giubilare a Roma della intera Diocesi. Il pellegrinaggio è un segno peculiare nell'Anno Santo, perché è icona del cammino che ogni persona compie nella sua esistenza. La vita è un pellegrinaggio e l'essere umano è viator, un pellegrino che percorre una strada fino alla meta agognata. Esso sarà un segno del fatto che anche la misericordia è una meta da raggiungere e che richiede impegno e sacrificio. Il pellegrinaggio, quindi, sia stimolo alla conversione: attraversando la Porta Santa ci lasceremo abbracciare dalla misericordia di Dio e ci impegneremo ad essere misericordiosi con gli altri come il Padre lo è con noi (MV14).