Diocesi di Termoli Larino

«Di generazione in generazione LA SUA MISERICORDIA per quelli che lo temono» (Lc 1, 50)   (Maria di Nazareth)

Attraverso i Sacramenti dell'iniziazione cristiana, l'uomo riceve la vita nuova di Cristo. Ora, questa vita noi la portiamo "vasi di creta" (2 Cor 4,7), adesso è ancora "Nascosta con Cristo in Dio" (Col 3,3). Noi siamo ancora nella nostra abitzione terrena, sottomessa alla sofferenza, alla malattia e alla morte. Questa vita nuova di figlio di Dio può essere indebolita e persino perduta a causa del peccato (CCC 1420) [dal Direttorio Liturgico - Pastorale della Diocesi di Termoli-Larino n. 55].

Il Signore Gesù Cristo, medico delle nostre anime e dei nostri corpi, Colui che ha rimesso i peccati al paralitico e gli ha reso la salute del corpo, ha voluto che la sua Chiesa continui, nella forza dello Spirito santo, la sua opera di guarigione e di salvezza, anche presso le proprie membra. È lo scopo dei due Sacramenti della guarigione: del sacramento della penitenza e dell'unzione degli infermi (CCC 1421) [dal Direttorio Liturgico - Pastorale della Diocesi di Termoli-Larino n. 56].

Il compito educativo nella fede di ogni comunità riscopra il Sacramento dell'Eucaristia come il vero Farmacum immortalitatis, il centro e il culmine della vita cristiana, il Sacramento che celebrando la croce e la Risurrezione di Cristo ci aiuta a scoprire il vero senso del dolore e dell sofferenza, ci invita a partecipare alle sofferenze di Cristo e ad offrire ogni esperienza di dolore per la salvezza dell'umanità. Del Sacramento dell'Eucaristia non si dimentichi di evangelizzare il suo significato di purificazione dalle colpe, così come l'iniziale atto penitenziale ci fa celebrare [dal Direttorio Liturgico - Pastorale della Diocesi di Termoli-Larino n. 57].
La vita cristiana vive costantemente il dinamismo a volte drammatico del rapporto grazia-peccato. Si tratta del combattimento della conversione in vista della santità e della vita eterna alla quale il Signore non cessa di chiamarci; l'impegno per la nostra conversione accompagna tutta la nostra esistenza, istante per istante, sempre penitenti e sempre bisognosi di perdono. La conversione come atteggiamento fondamentale della vita cristiana, di cui la fede vissuta può fare a meno perché in essa si identifica, deve costituire parte integrante di ogni cammino di fede e specificamente di ogni percorso di iniziazione cristiana, che non può non comprendere il momento della confessione delle colpe e la richiesta del perdono [dal Direttorio Liturgico - Pastorale della Diocesi di Termoli-Larino n. 58].

Il "cammino di conversione" che coincide con tutta la vita e che ha nel Sacramento della Penitenza il suo vertice, deve essere compreso bene e liberato dal pessimismo umano, dal complesso dell'essere peccatori, dal primato del proprio "io" peccato. Al centro del cammino di conversione ci deve essere Dio Amore, Dio ricco di Misericordia, il Dio di Abramo e Sodoma, il Dio-Gesù Cristo con Zaccheo, Pietro, la Samaritana, il Dio delle Parabole del Vangelo di Luca. Il Primato di Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo anche e soprattutto nel Sacramento della Penitenza insieme alla persona, fragile, peccatrice ma sempre immagine di Dio e figlia ed erede di Dio, vanno insieme con grande serenità ed armonia.    
Allora il Sacramento della Penitenza, con il quale ci mettiamo davanti a Dio, nella Chiesa con tutto il nostro peccato riconosciuto e confessato, viene avvolto dalla:
  1. a) "Confessio Laudis": è innanzitutto il sentimento di gratitudine e di lode al Signore per la grazia dell'invito al pentimento e per la proposta di perdono. Il penitente è invitato a pensare e ad avvicinarsi al Sacramento con questo spirito di lode, e non di paura né di timidezza. Il Signore, Padre misericordioso, chiama al perdono.
  2. b) "Confessio vitae": ogni volta che il fedele si accosta al sacramento della Riconciliazione abbia uno sguardo su tutta la sua vita, così che ogni confessione sia una revisione totale della propria esistenza, quindi una tappa decisiva per il proprio cammino di conversione. Tutta la vita viene presentata ogni volta dinanzi al tribunale della Misericordia divina, perché ogni celebrazione del Sacramento, preceduta da un profondo esame di coscienza, significa presentarsi nella propria completa nudità dinanzi al confessore.
  3. c) "Confessio fidei": il Sacramento della Riconciliazione è sempre anche una confessione della propria fede, perché attestiamo la verità più profonda del mistero di Dio, cioè il suo amore misericordioso che per noi ha mandato il suo Figlio. Confessiamo la nostra fede in tanti modi e in tante occasioni ma questo è un momento liturgico essenziale: diciamo "sì, io credo" al Dio Creatore e Salvatore in Cristo Gesù, ricco di pietà e di misericordia [dal Direttorio Liturgico - Pastorale della Diocesi di Termoli-Larino n. 72].
 
1) Pensa a Maria, la Madre del Signore che canta il Magnificat: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché […]» (in Lc 1).
Presenta anche tu al Signore tutta la tua vita, tutta le circostanze buone e belle, le scelte di bontà, di bellezza, di gratuità, di sacrificio, innalza il tuo ringraziamento e la tua lode affidandoti con rinnovata gioia al Signore insieme alla nostra Mamma.
2) Pensa al Figliol Prodigo della Parabola evangelica di S. Luca: «allora ritornò in se stesso e disse: "Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre a gli dirò:" Padre, ho peccato verso il cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio [...]. Si alzò e tornò da suo padre» (in Lc 15).
Presenta al Signore la tua vita di persona fragile, che commette peccati da conoscere, uno ad uno, per poterli vincere con l'aiuto del Signore. Offri al Signore la tua vita, stendi le mani aperte davanti a Lui per invocare e ricevere misericordia, facendo così le tue mani non potranno puntare il dito contro nessuno.
3) Pensa a Dio, padre e madre, che ti sta aspettando. Pensa anche a parenti, ad amici, alla comunità che ti desidera più amante della vita, più santo, più buono; non pensare troppo a te; il dolore dei peccati è un dono dello Spirito, ma non deve diventare una forma di amore di sé, di compiangimento di se stessi, non pensano senza speranza, senza Dio. Pensa a Dio che ti ha donato Gesù Cristo: «»Quando era ancor lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò» (in Lc 15) Dai tuoi peccati impara ad imitare Dio: tratta i tuoi peccati, visto che li fai, da risorsa, impara a diventare sempre più simile a Dio, che trabocca di amore e di misericordia, avendo misericordia verso il prossimo.
4) Pensa a Gesù che a Pietro che per tre volte lo ha tradito, gli chiede per tre volte a Lui, il Risorto se lo ama. Gesù è mendicante del suo amore: «Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?”» (in Gv 21).
Rinnova il tuo amore per il Signore: caricati di letizia, fa tue le parole e il cuore di Pietro per continuare nel cammino.
 
Per l'esame di coscienza

- Dal Vangelo di Marco, cap. 12: «Allora si avvicinò uno degli scribi…gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?” Gesù rispose: “Il primo è: ascolta Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutte la tua forza. Il secondo è questo: amerai il tuo prossimo come te stesso”».
- Dalla prima lettera di San Giovanni, cap. 4: «Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore [...]. In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui cha ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione dei nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di Lui è perfetto in no».

1) Mi voglio bene! Le scelte piccole e grandi che faccio sono orientate al mio totale bene, anche quello dopo la morte?
2) Ho una serena stima di me stesso, dei talenti che Dio mi ha dato, ne provo gioia quando li attuo per il mio bene, per quello degli altri, come offerta di ringrazia manto a Dio?
3) Ho a consapevolezza, anche se nel limite, nella imperfezione di essere veramente caro a Dio e anche ad altre persone?
4) L'amore per il grande tesoro che è la mia vita, mi spinge a desiderare e a mettere in opera tutto ciò che mi è stato donato nella prospettiva del dono al prossimo in tutte le circostanze della vita ad iniziare dalla preghiera di intercessione per gli altri?
5) È chiaro in me che se non "mi voglio bene" non posso voler bene agli altri, perché nessuno può dare ciò che non ha e quindi non posso neppure volere bene a Dio, che "nessuno ha mai visto", ma che lo si vede e lo si ama nella concretezza del prossimo che si vede e concretamente si può amare come ci ricorda in mille pagine la S. Scrittura?
6) Il volermi bene, il guardarmi come Dio mi guarda, da figlio e da amico, rende più facile guardare il prossimo, che a volte prende il volto del nemico, con maggiore fiducia, speranza, coraggio, rende più facile amarlo come Dio fa con noi.
7) Io sono peccatore, in alcuni aspetti magari il peccato è più forte e permanente. Il mio peccato mi intristisce, mi umilia, mi crea dolore soltanto o insieme a questo, lo offro a Dio, insieme a tutto il mio bene e bello, perché mi dia il perdono, perché in cambio di tutta la mia vita mi dia se stesso?
8) Il peccato e i singoli peccati, visto che strutturalmente sono parte di me, li tratto solo come fallimento o come una "risorsa" (vedi nel Vangelo la samaritana, la Maddalena, Pietro, Zaccheo) per imparare da Dio ed essere ricco di pietà e di misericordia?
 
Ti accompagno con il mio affetto
e la mia sincera preghiera.
     † Gianfranco, vescovo