Diocesi di Termoli Larino

È una lettera drammatica e senza precedenti quella che ha scritto il Papa al «Popolo di Dio» senza distinzione alcuna - scrive il nostro Vescovo Gianfranco De Luca a tutta la comunità diocesana -  una lettera dolorosa per tutti perché nessuno può chiamarsi fuori da una vicenda terribile che mette angoscia, nessuno è assolto e tutti siamo coinvolti. Anche il Papa. Insomma ci riguarda come Popolo di Dio.

Ad una lettera si risponde, soprattutto quando il mittente è il Santo Padre e il destinatario è il popolo di Dio.

La risposta è innanzitutto un grande e sincero ringraziamento per le forti parole che riconoscono il dolore e la sofferenza di chi è stato vittima di abusi perpetrati da alcuni membri della Chiesa.

Papa Francesco ci suggerisce penitenza e preghiera «atti di fede che possono spostare le montagne» e «portare a una vera guarigione e conversione». Le parole del Papa sono «particolarmente utili» proprio perché invitano tutti, nessuno escluso, alla «penitenza» e alla «preghiera». Penitenza e preghiera che «ci aiuteranno a sensibilizzare i nostri occhi e il nostro cuore dinanzi alla sofferenza degli altri e a vincere la bramosia di dominio e di possesso che tante volte diventa radice di questi mali».

Il Pontefice scrive «a tutti noi come un pastore, un pastore che sa quanto profondamente il peccato distrugge le vite». È una chiave di lettura che Francesco stesso indica scegliendo come incipit il passo della prima lettera ai Corinzi: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme» (12, 26).

Un atteggiamento su cui lo stesso Papa Francesco ha insistito con un tweet sul suo account @Pontifex: «Lo Spirito Santo ci dia la grazia della conversione e l’unzione interiore per poter esprimere, davanti ai crimini di abuso, il nostro pentimento e la nostra decisione di lottare con coraggio».

Tutto il Popolo di Dio deve provare «vergogna». Ma c’è una mentalità che va cambiata con una profonda riflessione sulla tragedia.

Francesco usa una parola pesantissima per denunciare la responsabilità collettiva e dunque non solo di quelli che si sono comportati da padroni; smonta ogni tentativo di autoassoluzione, cancella perimetri di colpe. Spiega con una chiarezza straordinaria che l’abuso sessuale è abuso di potere. Un crimine, oltre che un peccato. Anzi uno dei risultati dell’abuso di potere, il più infame, il più scellerato. L’abuso di potere porta a sentirsi proprietari della verità, ad erigersi comunque a giudici dei comportamenti e dei pensieri altrui. Nella Chiesa si chiama clericalismo e colpisce indistintamente chierici e laici. Ancora il potere e il suo uso deformato. Chi si comporta in questo modo è colpevole di tradimento del Vangelo, perché continua a recitare il Magnificat, il canto della speranza dei piccoli, degli umili, dei reietti, ma poi smentisce con il suo comportamento ciò che ha appena recitato.



IN ALLEGATO RIPORTIAMO LA LETTERA DEL PAPA

 



pubblicata in data